Cosa ha rappresentato per te il pensionamento ?
Il pensionamento è arrivato in modo inatteso, pensavo di dover lavorare per diversi anni ancora, ma la crisi del 2009 ha messo la mia azienda e me difronte ad un bivio; avevo maturato le contribuzioni per andare in pensione e ci sono andato. L’ho fatto per venir fuori da una situazione di lavoro ambiguo e stressante. Certamente ho rivisto le mie abitudini, ma nessuna ridefinizione di me stesso e della mia identità , anzi il maggior tempo libero mi ha consentito di fare molte cose sia per me che per gli altri; desiderate ma impensabili un po’ di tempo prima. Il lavoro svolto mi ha assorbito intensamente per anni, lasciandomi a malapena il tempo per la mia famiglia .
Hai avuto nella tua vita lavorativa un progetto o una tua proposta che ha incontrato resistenza ?
Durante l’attività lavorativa , le difficoltà da superare sono state molte, ho lavorato in un gruppo aziendale privato dove l’impegno era richiesto , non solo per gestire, ma anche per innovare, progettare il futuro dell’azienda ( prodotti e strutture). I progetti non accettati o accettati parzialmente non mi hanno mai fermato, ci sono momenti che possono essere meno adeguati per determinate scelte oppure l’azienda ha altri obiettivi che non ha ancora condiviso con te ; non sono sconfitte! Credere nel lavoro che fai e la passione che ci metti, non posso essere fermati da diniego.
Che consiglio puoi dare a chi si trova ad affrontare l'attuale rivoluzione nel comparto delle risorse umane, che mette al centro le persone e ne rende la selezione, la formazione, la valorizzazione e la responsabilizzazione così fondamentali ?
Le risorse umane sono un aspetto fondamentale dell’azienda, lo sono sempre state. L’azienda che deve affrontare un mercato globale ha bisogno di gente preparata , desiderosa di aggiornarsi , di apprendere e modificare i propri comportamenti se la situazione dovesse richiederlo. Il consiglio che posso dare è quello di scegliere le persone pensando alla loro capacità , alla loro intraprendenza, alla loro formazione culturale. La formazione e l’aggiornamento formativo sono d’obbligo, guai ad impigrirsi! La sfida è costante, ma vanno date le giuste motivazioni per avere un organico stimolato a fare sempre meglio. Nel futuro, penso che non ci sia posto per i "timbratori" o meglio c’è posto ma non in quelli di responsabilità, basti pensare che mentre dormi, mentre sei in vacanza, mentre ti godi il tempo libero c’è qualcuno nel mondo che sta pensando a come "fregarti" il lavoro che hai.
Tu sei particolarmente interessato al tema industry 4.0. Ritieni che le aziende le territorio stiano affrontando questa sfida con altrettanto interesse?
La digitalizzazione delle attività lavorative è in atto da un decennio, il nostro territorio presenta due aspetti: la grande industria e le PMI. La grande industria ha provveduto ad aggiornarsi e cogliere il momento storico di questa rivoluzione industriale (“Industria 4.0“). Le nostre PMI non l’hanno fatto o fatto solo in parte, hanno perso terreno nella competizione e non è una buona cosa. Possono recuperare? Sì, sul piano tecnologico, ma non su quello della crescita formativa delle risorse umane; le persone vanno formate all’uso delle nuove tecnologie, in esse ci sono nuove "filosofie" di lavoro, nuovi strumenti da comprendere e saper usare, un alto livello di conoscenza digitale; non si inventa in poco tempo! Bisognerà “pedalare” forte.
Robotica, automazione e tecnologie avanzate stanno preoccupando chi crede che il lavoro, in futuro, sarà privilegio per pochi. Cosa accadrà veramente ?
La robotica e l’automazione hanno modificato il lavoro, non lo sopprimeranno. Saranno necessarie nuove capacità, sicuramente, ma il lavoro ci sarà e sarà sempre di più per i capaci. Mi viene in mente un confronto, agli inizi degli anni 50 per realizzare uno scavo bisognava darci di gomito con “piccone e pala”, la mano d’opera impiegata era tanta, poi sono arrivati gli escavatori ed il lavoro non è diminuito anzi sono stati realizzati scavi ritenuti non possibili, la mano d’opera ha fatto altro, strade, gallerie, viadotti ecc.. Nel mondo c’è da fare, bisogna solo sapere dove e quando. Le nuove modalità lavorative hanno non solo bisogno di risorse umane all’altezza, ma anche di imprenditori ed imprese all’altezza. L’asticella si elevata per tutti, per me è un bene! Se così non fosse stato ci ritroveremmo ancora nel medio evo!
Perchè in questo perido di pandemia la modalità home working ha rappresentato per molti una rivelazione ?
La pandemia ha sorpreso un po’ tutti, non ci aspettavamo questo brutto periodo. L’home working ci ha consentito di mettere una “pezza” alla nostra situazione lavorativa; di sperimentare soluzioni di lavoro che in futuro possono aiutarci a modificare, per il meglio, il nostro modo di relazionarci con il lavoro ed il sociale, sta a noi coglierne gli aspetti positivi e non insistere con quelli negativi. Una rivelazione? Non direi, piuttosto uno stimolo a quelle realtà "tarde" ad aggiornarsi, non capaci di cogliere le novità tecnologiche e sociali. In media le nostre aziende sono "ingorde" e "sorde". Poche corrono per innovare, aspettano a vedere cosa fa… l’altro!
La disuguaglianza sociale emersa in quest'anno di pandemia è destinata a perpetuarsi o vedremo mergere cambiamenti sul piano economico e dsulla distribuzione della ricchezza ?
I problemi della disuguaglianza sociale erano già presenti prima della pandemia , e quest’ultima li ha ampliati. L’argomento è complesso! Prima di ogni cosa va rivista l’impostazione economica, per semplificare più panettieri che wedding planner. Un altro aspetto che mi vien di sottolineare e che le famiglie "formica" hanno subito meno l’impatto della crisi immediata (pandemica). Spero che in futuro si spendano le risorse guadagnate, con la giusta parsimonia, così da sviluppare un economia solida, basata su creazione di ricchezza concreta (prodotti) e non fittizia ed indotta dai media che fanno di noi le vittime di una usura globale. Il nuovo divario economico si farà sentire ancor di più alla ripartenza. Sarà compito di chi ci governa fare in modo che ciò non accada, e sinceramente sono pessimista. Basta osservare che scelta dei governanti negli ultimi trent’anni si è indirizzata verso persone e partiti che esaltavano l’affermazione del singolo (capace o meno) sulla comunità, degli interessi di parte invece di quelli d’insieme. Nella ripartenza quelli che rimarranno indietro saranno ulteriormente "schiacciati". Si apriranno conflitti sociali che sembravano essere sopiti, perché il divario aumenterà!