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“Grande è il Signore e degno di ogni lode!”

Commento al vangelo

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Dio prima di tutto e sopra tutto: si potrebbe considerare la chiave, il pensiero centrale della liturgia di que­sta domenica, in cui ricorre la 91ma Giornata Missionaria Mondiale, dal tema: “La messe è molta”. Il brano del Vangelo è dominato dalla celebre frase di Gesù: «Date a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». Una frase cui pone l'accento sulla priorità assoluta di Dio dalla cui provvidenza sono regolati tutti gli avvenimenti umani, nelle cui mani sono le sorti degli uomini e dei popoli.

È, principalmente, il riaffermare nella liturgia di una verità che è al centro di tutta la storia della salvezza e, quindi, del dovere che ha l'uomo di riconoscere la grandezza e la bontà di Dio e d'innalzare a Lui, il suo cantico di lode.

Ricordiamo sempre che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».

È Dio che per primo viene incontro all'uomo, è Lui che ha sempre l'iniziativa. È quanto afferma indirettamente anche la prima lettura (Isaia) in cui si accenna a Ciro, il re persiano, liberatore del popolo di Dio dal suo esilio di Babilonia. Ciro, anche se pagano, è chiamato l'unto di Dio, colui che è stato scelto da Dio, che è stato “preso per la destra (mano)”, dice il profeta, cioè guidato da Dio per iniziare quella grande opera di restaurazione e di ripresa, che doveva far maturare il compimento del disegno di salvezza.

Di fronte a questa paterna provvidenza di Dio, una sola deve essere la risposta dell'uomo; dare a Lui quello che gli spetta, cioè l'amore, l'adorazione, la lode.

Ecco perché il salmo responsoriale (95), canta la potenza, la grandezza, la gloria infinita di Dio, ed è scandito dal ritornello: “Grande è il Signore e degno di ogni lode!”.

Anche la seconda lettura riprende questo pensiero e questo atteggiamento fondamentale della liturgia.

S. Paolo, all'inizio della prima lettera ai Tessalonicesi, dopo aver rivolto il suo saluto “grazia e pace”, ringrazia Dio per tutto quello che ha operato in quella comunità di fratelli. E noi pure siamo chiamati a rendere a Dio quello che è di Dio. È proprio questo il senso della domenica, della pratica cristiana che ne deriva, della celebrazione eucaristica che la consacra. Giustamente ognuno di noi, che fa parte di questa società, deve sentirsi impegnato nella vita della società stessa, riconoscerne i diritti, osservarne i doveri; ma tanto più e meglio lo farà, quanto più riconoscerà soprattutto i diritti e i doveri di Dio. Di qui il desiderio, l'augurio, l'impegno missionario, perché, come afferma la prima lettura: “perché sappiano dall’oriente e dall'occidente che non c’è nulla fuori di me” (Dio), perché Lui solo è il Signore; e che il Figlio dell'uomo è venuto per dare la sua vita in riscatto per molti.

Solo così si potrà costruire davvero un mondo migliore, in cui Dio sarà tutto in tutte le cose. Carissimi, affidiamoci a Maria, Madre dell’evangelizzazione, affinché ci aiuti a dire il nostro “sì” nell’urgenza di far risuonare la Buona Notizia di Gesù nella nostra vita quotidiana; ci dia una nuova forza per portare a tutti il Vangelo della vita che vince la morte; interceda per noi affinché possiamo acquistare coraggio di cercare nuove strade perché giunga a tutti il dono della salvezza. Amen.

 

 

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