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Ogni gesto compiuto con tutto il cuore ci avvicina di più a Dio

Commento al vangelo

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XIII DOMENICA T.O.A

(2 Re 4,8-11.14-16; Sal 88; Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42)

 

Nel Vangelo appena proclamato, abbiamo visto un Dio che pretende di essere amato più di padre e madre, più di figli e fratelli, che sembra andare contro le leggi del cuore. Ma la fede per essere autentica deve conservare un andare controcorrente rispetto alla logica umana.

“Non è degno di me”. Per ben tre volte viene utilizzata quest’affermazione dura del Vangelo. Ma chi è degno del Signore? Ovviamente nessuno, perché il suo è amore incondizionato, è per SEMPRE, senza riserve, condizioni. Un amore così non si merita, si accoglie soltanto.

“Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà!”. Perdere la vita per causa mia, del Signore, non significa affrontare il martirio. Una vita si perde come si spende un tesoro: investendola, spendendola per una causa giusta, grande. Il vero dramma per ognuno di noi è non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena mettere in gioco o spendere la propria vita.

“Chi avrà perduto, troverà”. Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri, come la donna di Sunem della Prima Lettura, che dona al profeta Eliseo piccole porzioni di vita, piccole cose: un letto, un tavolo, una sedia, una lampada e riceverà in cambio una vita intera, un figlio. E la capacità di amare di più.

A noi, forse spaventati dalle esigenze di Cristo, dall'impegno di dare la vita, di avere una causa per cui valga la pena vivere, Gesù aggiunge una frase semplice: “Chi avrà dato da bere anche solo un bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Il dare tutta la vita o anche solo una piccola cosa, la croce e il bicchiere d'acqua sono i due estremi di uno stesso movimento: dare qualcosa, un po', tutto, perché nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con il verbo dare: “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per gli amici!”.

Dare un bicchiere d'acqua fresca, dice Gesù, è un gesto così piccolo, semplice, che anche l'ultimo di noi, anche il più povero può permettersi.

Anche noi dobbiamo dare “acqua fresca”, cioè l'acqua buona per quando fa’ troppo caldo, l'acqua attenta alla sete dell'altro, procurata con cura.

Dare la vita, dare un bicchiere d'acqua fresca, ecco lo stupendo metodo di Cristo. Un bicchiere d'acqua fresca se dato con tutto il cuore ha dentro la Croce. Tutto il Vangelo è nella Croce, ma tutto il Vangelo è anche in un semplice bicchiere d'acqua.

Nulla è troppo piccolo per il Signore, perché ogni gesto compiuto con tutto il cuore ci avvicina di più a Dio.

Amare nel Vangelo non equivale ad emozionarsi, ma si traduce sempre con un altro verbo molto semplice, molto concreto: il verbo dare.

Chi ama con generosità e gratuità, con tutto se stesso, ama come Gesù, che lo fa fino a donare la sua vita per noi. È la sua, e la nostra strada! Amen.

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